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D'ora
in poi il Cannonau sarà solo sardo. Il ministro per le
Politiche agricole, Paolo De Castro, ha firmato un decreto
ad articolo unico con cui stabilisce che "l'utilizzo
del vitigno Cannonau, nonché del sinonimo Cannonao, è
riservato all'esclusiva designazione e presentazione dei
vini Doc
e Docg
della Regione Sardegna". Si
tratta di un risultato importante che premia le richieste
avanzate a suo tempo dall'Assessorato regionale
dell'Agricoltura per ottenere la difesa del nome di uno dei
vini simbolo della nostra Isola. Ora anche il Cannonau è
compreso nell'elenco dei vitigni autoctoni stilato nel
decreto del 6 marzo 1995.
L'assessore
regionale dell'Agricoltura, Francesco Foddis, appare
estremamente soddisfatto del provvedimento ministeriale:
"È un premio alla politica sulla qualità che questa
Giunta ha perseguito sin dall'inizio del suo mandato.
Desidero ringraziare i rappresentanti locali del Comitato
nazionale per la tutela e la valorizzazione delle
denominazioni di origine e Igt
dei vini, che hanno contribuito a raggiungere questo
risultato. Nel concetto di qualità risiede la specificità
delle nostre produzioni, il legame con il territorio e
quindi l'identità di un popolo".
"Solo
con produzioni di elevato valore qualitativo - prosegue
Foddis - è possibile distinguersi ed essere competitivi nel
mercato. Il nome Cannonau, da adesso in poi, avrà un legame
indissolubile con i vini protetti a livello comunitario e si
accompagnerà esclusivamente alle etichette Doc
e Docg
della Sardegna, rendendo vani i tentativi di chi potrebbe
utilizzarlo per vini che di sardo non hanno nulla".
Il
Cannonau è il vino rosso che, forse più d'ogni altro,
richiama immediatamente alla memoria la Sardegna, le sue
antiche tradizioni e la sua proverbiale ospitalità. La
coltivazione del vitigno e la relativa zona Doc
è diffusa in tutta l'Isola, ma trova il suo ambiente
d'elezione nelle zone più interne. La Denominazione di
origine controllata si articola in tre sottozone: Jerzu,
Oliena e Capo Ferrato.Il Cannonau rappresenta il 30 per
cento della superficie dedicata alla vite in Sardegna:
occupa complessivamente circa 7.500 ettari, concentrati per
oltre il 70 per cento nelle province di Nuoro e Ogliastra.
Il vino si caratterizza per una finezza tipica e particolare
di gusto e profumo, variabile da zona a zona. Di colore
rosso intenso, si presenta con una buona struttura e con
sensazioni gusto olfattive che ricordano, nelle diverse
espressioni, fiori o frutti rossi, freschi, che virano verso
note più mature di confettura e calde sfumature speziate
nella tipologia riserva o liquoroso.
Consulta
la sezione dedicata al Cannonau sul sito SardegnaAgricoltura
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Il
Comitato nazionale dice sì alla richiesta di limitare il
marchio Doc alla Sardegna. Ora serve un decreto.
Solo
nell’isola bottiglie con un bollino d’origine.
La
Sardegna si tiene stretto il Cannonau. Una partita lunga
qualche anno ha portato al risultato sperato: fuori
all’isola, di fatto, nessuno potrà utilizzare il vitigno
Cannonau e il nome stesso. La soluzione è scritta
nell’ultimo verbale del Comitato nazionale per la tutela
delle denominazioni di origine e delle indicazioni
geografiche tipiche dei vini, organo consultivo e
propositivo del ministero delle Politiche agricole.
L’ultimo passaggio, ora, è un decreto
del Mipaaf che trasformi un una norma la decisione del
Comitato vini Doc. Con una lettera, la Regione sarda aveva
sollevato il problema, ma non si trovava la via d’uscita.
L’ultima spiaggia era la conferenza Stato-Regioni con il
rischio di incontrare opposizioni politiche di campanile. A
trovare la soluzione, l’altra sera, è stato Romano
Satolli, esperto di legislazione vinicola e componente, su
indicazione dell’Unione consumatori, del Comitato vini Doc,
che ha sede a Roma.
LA
PREMESSA. «Sono
due», spiega Satolli, «i vini a denominazione d’origine
più conosciuti fuori dall’isola: il Vermentino
e il Cannonau. Il successo del Vermentino ha fatto sì che
altre regioni, come Toscana, Umbria e Marche, abbiano
impiantato Vermentino che, mentre in Sardegna può essere
abbinato solo alla Doc, Denominazione di origine protetta,
altrove si può abbinare a una Igt, l’Indicazione
geoagrafica tipica». Satolli aggiunge che «per i
consumatori avrà poca importanza che il nome Vermentino sia
abbinato alla Doc o alla Igt, ciò
che condiziona la scelta è il nome». C’era lo stesso
rischio per il Cannonau.
LA
SOLUZIONE. A
far da apripista, in Italia, erano stati i produttori di
Sagrantino di Montefalco (provincia di Perugia), Brachetto
d’Acqui (provincia di Asti) e Vernaccia nera di
Serrapetrona (Marche), tre Docg (Denominazione di origine
protetta e garantita). Satolli ha proposto al Comitato che
l’utilizzo del vitigno Cannonau possa essere abbinato solo
a una Doc o a una Docg. «In questo modo», spiega ancora
Satolli, che è presidente del Comitato regionale
dell’Unione nazionale consumatori, «non ci sarà il
pericolo che possa essere
utilizzato
da altre regioni, perché prima di richiedere una nuova Doc,
devono richiedere una Igt con la possibilità di indicare il
vitigno Cannonau. Ma ciò», aggiunge Satolli, «non sarà
mai possibile, perché ci sarà il decreto che vieta l’uso
del Cannonau per la produzione di vini diversi da Doc e Docg».
Che, in quanto tali, per disciplinare, sono legati a un
territorio e a una tradizione. Una soluzione che consente
alla Regione sarda di raggiungere lo scopo, «senza
coinvolgere la conferenza Stato-Regioni, senza creare
rivendicazioni di campanile. E la Sardegna potrà finalmente
vedersi riconosciuta la tutela del suo vitigno più
caratteristico ». La proposta- Satolli è passata
all’unanimità.
IL
DECRETO. A
questo punto, è prevista una ricognizione, da parte del
segretario del Comitato vini Doc, per vedere
se attualmente altre regioni possano utilizzare il Cannonau
come sinonimo. Eventualità, fa sapere Satolli, che
riguarda solo la provincia di Perugia, «come sinonimo di
Tocai o Alicante». Il passaggio successivo sarà il decreto
del ministro Paolo De Castro che, con la Sardegna, ha sempre
avuto un buon feeling.
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