|
Il
Cannonau è il vitigno più coltivato in Sardegna, con una
superficie complessiva di 7.500 ha (di cui oltre 1.700 a D.O.C.),
pari quasi al 30% dell’intera superficie regionale investita
a vigneto (che negli ultimi anni si è ridotta in seguito ai
notevoli espianti favoriti dai regolamenti della UE e si è
attestata intorno ai 35.000 ha), percentuale che sale a oltre
il 31% considerando solo le aree a D.O.C.; esso inoltre arriva
a circa l’80% nella provincia di Nuoro.
E’
il vino sardo più noto e può essere considerato veramente,
così come afferma il Vitagliano, il “vino
dei sardi”.
E come tale ha goduto di un’ampia letteratura che va dalle
citazioni del Gemelli che inserisce il “Canonao” tra i
vini abboccati, al La Marmora che parla della “gagliardia
dei vini di Ogliastra”, per finire con l’ode al “nepente
di Oliena” scritta da Gabriele D’Annunzio.
In
Sardegna il Cannonau ha storia e origini più antiche ed anche
se non possiamo datarlo con le tracce viti-vinicole lasciate
dai Fenici nell’isola, o con la presenza già nel XII-XIII
secolo di Monica, Pascale e Vernaccia, dobbiamo però
attendere solo ancora pochi decenni per arrivare verso la
metà del ‘300 quando Aragonesi e Catalani (Pietro IV di
Aragona e III di Catalogna) esportarono non solo i loro
sistemi di coltivazione, che vedevano la vite impalcata bassa,
ma anche le loro varietà tra cui sicuramente, oltre al
Torbato, anche il Cannonau.
Siamo
dunque sul finire del ‘300 e tra le zone ove la vite sta
progressivamente colonizzando le colline ed in alcuni casi
anche i monti, vi è l’Ogliastra di Jerzu. Terra magra che
si riflette sul mare, cotta dal sole estivo e dove rapidamente
la vite si insedia e si diffonde, tant’è che sono numerosi
i riferimenti storici, documentabili e tramandati, che vedono
nel ‘600 il Cannonau largamente diffuso e diventato
addirittura moneta di scambio ovvero prestiti in denaro oggi,
in cambio di mosto di Cannonau alla prossima vendemmia.
Ciò
dimostra la sua valenza qualitativa ed il livello di
apprezzamento nettamente superiore rispetto ad altri vini:
già un’eccellenza che si distingue ed è presente nella
vita e negli usi quotidiani. Inoltre, ad ulteriore conferma si
ricorda che nello stesso periodo, solo i vini di Alghero e
dell’Ogliastra erano ritenuti degni di esportazione, perché
i soli in grado di resistere ai trasporti e alla lunga
traversata via mare verso i porti italiani. Vini dunque che si
fanno conoscere al di là dei confini e sui quali si sta
nascendo un gran interesse anche sulle tecniche di
coltivazione e di vinificazione più opportune.
Il
Cannonau viene assimilato al “Canonazo” sivigliano, al “Granaxa”
o
“Garnacha” aragonese e al “Grenache” francese.
Infatti alcune indagini hanno evidenziato come il Cannonau, il
Tocai rosso (diffuso nell’Italia nord-orientale), il
Grenache (Francia) e la Granacha o Alicante (Spagna) siano lo
stesso vitigno.
Si
tratta insomma, di una varietà che è stata diffusa
prevalentemente in diverse aree viticole mediterranee, o in
ambienti similari sotto il profilo climatico, anche se ubicate
in continenti o in emisferi diversi.
torna
su
|